Riflessioni prese da libri

Da Tematiche di genere.
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Lucio Della Seta - Debellare il senso di colpa[modifica | modifica sorgente]

«Un uomo si era avvicinato, le aveva alzato la gonna e le aveva accarezzato le gambe. Lei era fuggita piena non di paura, ma di vergogna. Come accade a tutti i bambini non pensava di aver corso un pericolo, né che fosse stata violata la sua persona, ma che lei, anna avesse violato il tabù del sesso.

Anna aveva saputo molte cose sulla sessualità dai suoi coetanei, ma l'assoluto silenzio in casa sull'argomento l'aveva convinta che si trattava di qualcosa di orrendo, squalificante e pericoloso, che portava dritto all'inferno. Materiale protetto da Nella sua famiglia il deliberato fingere di ignorare l'esistenza dell'amore sessuale ne metteva, di fatto, in evidenza l'enorme e misteriosa importanza.» - Pag 25

«la nevrosi non è altro che l'insieme delle emozioni e dei comportamenti di difesa, sbagliati perché esagerati, messi in atto dal nostro organismo inconsapevolmente, per sfuggire alle tante paure emerse nell'infanzia e nell'adolescenza, come la paura del buio o quella di non essere accettati. La nevrosi è l'insieme delle difese infantili, controproducenti, che permangono nell'adulto» - Pag 35

«in questo stadio dell'evoluzione, il nostro sistema cognitivo non è in grado di distinguere molte situazioni di pericolo da altre che, invece, non lo sono.» - Pag 36

Memoria autonoma dell'amigdala - pag 42

reazioni in millesimi di secondo / freezing / cosa succede se la grande energia accumulata per poter combattere non viene sfogata

«Nelle società del passato esistevano poche e rigide regole, ed era perciò relativamente facile non fare brutta figura e sentirsi accettati. Adesso il rischio di apparire sbagliati è maggiore» - pag 53

«Spesso, intristiti o preoccupati, ci lamentiamo dei "giovani d'oggi", senza tener conto che già venticinque secoli fa Platone scriveva «A scuola l'insegnante ha paura dei ragazzi, in casa comandano figli, non i genitori»

Carl Rogers - si trovano più d'accordo due terapeuti anziani di scuole diverse che due terapeuti giovani della medesima scuola - Pag 63

Tribunale della mente - pag 69

Le armi della persuasione - Robert Cialdini[modifica | modifica sorgente]

Prefazione del libro: «È capitato anche a me come, credo, a molti altri colleghi che si occupano di psicologia sociale di essere interpellato ogni tanto per qualche conferenza in tema di "comunicazione persuasiva'' oppure di essere richiesto come consulente per qualche campagna pubblicitaria o propagandistica di tipo commerciale o politico. Ogni volta che mi sono state rivolte delle richieste di questo genere non ho potuto evitare una certa ambivalenza ed un certo disagio. Da un lato, infatti, riconosco di aver provato un certo compiacimento per essere ritenuto appartenente alla categoria di coloro che conoscono ed usano le "armi della persuasione"; dall'altra mi sono sentito colpevole, vuoi di presunzione vuoi, al contrario, di truffa ai danni delle persone da persuadere.

Ogni volta, poi, che, a posteriori, mi sono stati illustrati i risultati efficaci di qualche azione o campagna persuasiva, mi sono trovato nuovamente a disagio ed ho cercato in ogni modo di trovare una spiegazione "eccezionale, del fenomeno di influenzamento perché, in sostanza, mi disturba dover constatare che, negli anni 2000, l'umanità così esperta e tecnologicamente progredita continui a manifestare tanta ingenuità e tante debolezze.

Probabilmente l'illusione razionale che mi porto dietro sin dai tempi del liceo ha resistito bene a tutta la psicologia che ho studiato e praticato; ha esorcizzato tutte le diavolerie regressive di cui parla la psicologia sociale o clinica: conformità, imitazione, suggestione, identificazione, plagio e via dicendo. Così io continuo a pensare che millenni di storia, di filosofia, di cultura non siano passati invano e che l'umanità debba pure decidersi a mostrare che ha imparato a riconoscere quei meccanismi che ha visto tante volte rappresentati in tragedie o commedie. Non può essere quindi che l' ignoranza e la dipendenza ipocritica siano tanto ampiamente diffuse come ci raccontano gli psicologi o i persuasori occulti: la suggestionabilità non può essere che un fenomeno di minoranza che avrà vita breve.

Partendo da queste premesse è comprensibile come io non simpatizzi né con i persuasori e neppure con i persuasi che mi appaiono, in qualche modo, colpevoli an eh' essi; e come io continui a sperare che almeno i nostri posteri siano un po' meno eterodiretti e riescano a liberarsi di tutti quei manipolatori del consenso che sfruttano le loro debolezze ed il loro narcisismo.

Ho scritto questa premessa "personalizzata" per poter confessare che ho affrontato la lettura del volume di Cialdini con molti pregiudizi pensando di trovarlo divertente ma con qualche pecca di superficialità. Invece ho dovuto ricredermi: il volume è davvero divertente e per niente superficiale. È chiaro, non saccente né cinico ma ampiamente documentato su quel che dice, con un continuo riferimento ad esperienze di laboratorio o sul campo.

Cialdini illustra gli abissi dell'umana persuaclibilità, ma lo fa in modo che l'umanità stessa non ne esca priva di dignità. L'ambizione del volume è dichiarata esplicitamente dall'autore: dimostrare che le varie tecniche di "acquiescenza" (come egli le chiama) sono riconducibili a sei diverse categorie, ognuna delle quali corrisponde ad un principio psicologico di base, un fattore che «... orienta e dirige il comportamento umano e pertanto dà alle tattiche usate il loro potere».

I sei principi che compongono questa sorta di sistema persuasorio sono elementi ben conosciuti dell'universo psicosociale: la coerenza, l'impegno, la reciprocità, la riprova sociale (o imitazione), l'autorità, la simpatia, la scarsità (o timore di restare privi di qualcosa). Ciascuno di questi principi, nelle sue molteplici incarnazioni teoriche e pratiche, rappresenta un fattore motivazionale molto importante, un demente portante del comportamento individuale e sociale in ogni sfera della convivenza e dell'azione, un dato, quindi, di abitudine, consueto e rassicurante. Non meraviglia dunque che noi siamo sempre pronti ad accettare esempi o argomentazioni, situazioni anche nuove che si riferiscano ad uno di tali fattori. . Se un persuasore fa appello alla mia coerenza non mi trascina affatto su un terreno nuovo e quindi ansiogeno; al contrario, egli mi dà l'illusione di combattere sul mio terreno abituale, di mantenere o ricostituire un equilibrio consueto. Basta che egli inserisca la sua argomentazione con un minimo di abilità per trovarmi disponibile a pensare od agire come egli vuole. Lo stesso accade per ogni altro fattore; pensiamo al meccanismo della reciprocità: è talmente abituale e diffuso che non ho difficoltà a lasciarmi guidare da esso. Anzi, è la sua mancanza a pormi in crisi, ad indebolire le mie difese e le mie diffidenze ed è proprio su questo che il persuasore fa leva. VI PRESENTAZIONE il sistema proposto da Cialdini è scientificamente attendibile. Ma lo stesso autore ci pone in guardia contro di esso proprio sottolineandone l'attendibilità. La sua argomentazione, che chiude il volume in un ultimo capitolo critico, parte da premesse che la psicologia cognitiva ci ha abituato a considerare: l'uomo è un risparmiatore di energie cognitive, un abile scopritore di euristiche e altre scorciatoie di ragionamento; sa trarre conclusioni da un minimo di informazioni e compiere sintesi fulminee su pochi dati presenti. Se questo è vero, afferma Cialdini, dobbiamo stare in guardia doppiamente contro i persuasori occulti; probabilmente essi conoscono le nostre abitudini cognitive e soprattutto la necessità in eliminabile di procedere in modo "economico" di cogliere segnali parziali ed incompleti, informazioni sommarie. Può darsi che essi siano tentati di colpirci proprio "lungo le scorciatoie" del pensiero per indurci ad azioni e decisioni sbagliate; quelle scorciatoie a cui non possiamo affatto rinunciare perché ormai il rapporto fra informazioni possibili e capacità di elaborazione mentale è divenuto quasi impossibile. Occorre quindi un "contrattacco": non indiscriminato, non generalizzato ma limitato a quei persuasori che «falsificano, adulterano o fabbricano di sana pianta quei segnali che naturalmente attivano le nostre risposte automatiche...». Ma vi sono anche coloro che «Si comportano lealmente» e possono essere considerati «alleati in un proficuo gioco di scambio...». Sono quegli informatori sociali che lavorano su dati reali e che quindi svolgono un proficuo ruolo di guida ed orientamento del comportamento altrui.»

Lo Stato Canaglia - Piero Ostellino[modifica | modifica sorgente]

https://www.google.it/books/edition/Lo_stato_canaglia/

Copertina: Come la cattiva politica continua a soffocare l'Italia; La dittatura della burocrazie e l'assedio al libero mercato. Il saccheggio della cosa pubblica e il controllo della morale privata.

Prefazione del libro - «Viviamo, si dice, in un Paese libero. Nulla di più falso: oggi in Italia tutto è vietato tranne ciò che è esplicitamente consentito. Da Nord a Sud, i cittadini si trovano ostaggio di uno Stato potentissimo, a cui un'infinità di regolamenti e decreti, imposte e balzelli permette di infi trarsi in ogni recesso della vita quotidiana: dalle leggi sulla procreazione a quelle sulla prostituzione, dai meandri della giustizia all'autovelox.

Un'Entità che governa, senza averne delega, la nostra esistenza ma che è nel contempo abbastanza debole da trovarsi nelle mani di una oligarchia incolta e becera, seppure voracissima. Intanto, nell'economia gravata dalla crisi, dilagano le distorsioni del mercato, dal canone televisivo alla vicenda Alitalia, passando per “liberalizzazioni” che sono solo una cortina di fumo di dirigismo e demagogia.

A fare le spese di provvedimenti di salvataggio che a stento nascondono le eterne logiche di interesse, al solito, è il cittadino tassato e vessato, inibito nelle sue libere iniziative. E costretto a guardarsi continuamente le spalle, perché inseguito da un potere occhiuto quanto incapace di gestire le risorse e di produrre efficienza e innovazione.

In questa spietata analisi del declino culturale, politico ed economico italiano, Piero Ostellino presenta una preoccupante carrellata di nomi, fatti e dati. Denuncia la latitanza del pensiero liberale, asfissiato da collettivismo e corporativismo.

Torneranno mai in Italia le idee, e le prassi, dell'autonomia, della responsabilità individuale, della certezza della pena? La risposta non è consolante, anzi è un durissimo j'accuse rivolto alla pessima politica cui permettiamo di governarci. Ma prendere atto del disastro in corso è un'occasione per riflettere e provare a salvare quel che resta della nostra democrazia.»

«Un Paese paralizzato da un numero spropositato di leggi e regolamenti; soffocato da una cultura burocratica invasiva e ottusa; gestito da una pubblica amministrazione, pletorica, costosa e inefficiente e, non di rado, corrotta; vessato da un sistema fiscale punitivo per chi paga le tasse e distratto nei confronti di chi non le paga; prigioniero di corporazioni e interessi clientelari; nelle mani, da Roma in giù, della criminalità organizzata.

Un Paese in inarrestabile declino culturale, politico, economico, che non è ancora precipitato agli ultimi gradini tra i Paesi industrializzati dell'Occidente solo grazie allo spirito di iniziativa e alla proiezione internazionale della media e piccola imprenditoria. Questa è l'Italia oggi» - Introduzione

«Gli italiani, anarcoidi e conservatori, privi di senso civico e di senso dello Stato[...]; che non si mettono in fila [...], ma neppure si ribellano [...]; ingegnosi, flessibili, pragmatici, camaleontici[...]. Che «si arrangia», che – barcamenandosi di volta in volta [...] – se la cava. Questi italiani sono il paradigma schizofrenico - che essi hanno ritagliato su se stessi, a volte vergognandosene, altre facendosene vanto, come un abito mentale e sociale su misura, unico nel suo genere al mondo.

La nazione, lo Stato, la collettività, giù, giù lungo i loro indotti pubblici ieri, il (vergognoso) primato della razza; oggi, l'(indefinibile) utilità sociale, e sociale, e tutte le altre sovrastrutture ideologiche che hanno segnato la storia del Paese – sono l'Italia soggetto collettivo.

La camicia di forza che il potere politico del momento e la cultura dominante, l'ideologia come falsa coscienza – fascista e/o comunista, corporativa e/o collettivista, comunitaria e/o statalista che fosse, sempre e comunque antindividualista – hanno imposto agli italiani. Incolta, retorica, dogmatica, bigotta, burocratica, poco o punto flessibile, legalista e imbrogliona, questa Italia trasformista e gattopardesca - che cambia qualcosa per restare sempre la stessa – è una sorta di «8 settembre permanente».[1]» - pag 9

  1. Istituzionalizzato. Da un lato, ci sono la costante imposizione di un controllo pubblico, illegittimo e contraddittorio, sulle libertà dei singoli, e l'ambigua pretesa che sia rispettato; dall'altro, c'è la tacita esenzione da ogni vincolo d'obbedienza sottintesa nella frase liberatoria «tutti a casa» che l'8 settembre 1943 percorse la linea di comando delle nostre Forze armate, abbandonate a se stesse dopo l'armistizio.

Attacco all'Iraq - Rapetto, Di Nunzio[note attacco all'iraq 1][modifica | modifica sorgente]

https://www.google.it/books/edition/Attacco_all_Iraq_100_ragioni_segrete_inc

Umberto Rapetto, è un generale italiano della Guardia di Finanza, in congedo dal 2012 e già comandante del Nucleo speciale frodi telematiche. In Telecom Italia dopo essere stato consigliere strategico del presidente esecutivo Franco Bernabè, e poi direttore delle iniziative e dei progetti speciali.

«Perché attaccare l'Iraq? Qual è il motivo vero, quali sono le ragioni nascoste, magari tanto semplici e ovvie da sembrare incredibili? Umberto Rapetto e Roberto Di Nunzio, dopo aver passato al setaccio centinaia di notizie/documenti e di opinioni personali dei più alti "addetti ai lavori", forniscono un ampio ventaglio di ipotesi, lasciando al lettore l'opportunità di acquisire tutti gli elementi necessari per comprendere il passato e il presente e per immaginare possibili scenari futuri.

Si parte dalla cronologia degli eventi che dal 1980 a oggi hanno caratterizzato l'Iraq e il suo ruolo nel contesto politico ed energetico del pianeta, offrendo poi la sintesi del dossier approntato dal governo britannico sulle armi di distruzione di massa di cui sarebbe in possesso Saddam Hussein.

Vengono poi approfondite le presumibili motivazioni che possono essere alla base di un attacco militare: la sicurezza nazionale e internazionale, il rischio WMD (weapons of mass destruction, le armi di distruzione di massa), le questioni legate a petrolio e gas, il conflitto tra civiltà occidentale e islamica, il terrorismo internazionale legato ad Al Qaeda.

Il libro si chiude con una serie di brevi dichiarazioni (quasi degli sms) di numerosi opinion leader (politici, militari, economisti, giornalisti) che condensano in un flash quello che secondo loro può essere il perché - e i reali motivi - di un attacco all'Iraq.»

  1. U. Rapetto, R. Di Nunzio, Attacco all'Iraq, Bur, 2003.

Intelligenza Sociale di Daniel Goleman[modifica | modifica sorgente]

https://it.wikipedia.org/wiki/Intelligenza_sociale

  • Grazie alle neuroscienze siamo stati in grado di cogliere come funziona l'empatia. C'è una via alta e una via bassa.
  • L'intelligenza sociale è la capacità di relazionarsi con gli altri in maniera efficiente, costruttiva e socialmente compatibile con gli altri. Essa è basata sull’empatia, e rappresenta la nostra capacità cognitiva di relazionarci con gli altri e di valutare accuratamente le situazioni sociali.
  • Il nostro cervello è biologicamente progettato per connettersi con gli altri esseri umani: grazie alle neuroscienze oggi sappiamo infatti che il cervello è dotato di circuiti neurali specifici che si attivano ogni qual volta sperimentiamo la relazione con gli altri. La scoperta di questi circuiti e della consapevolezza che “siamo programmati per connetterci”,
  • Le neuroscienze hanno scoperto, mediante l’utilizzo di tecniche come l’fMRI, che è la stessa struttura del nostro cervello a renderlo “socievole”

La paura e la speranza - Giulio Tremonti[modifica | modifica sorgente]

I costi della globalizzazione

Il lato oscuoro della globalizzazione

Stigma - Erving Goffman[modifica | modifica sorgente]

Sottotitolo: Note sulla gestione dell'identità degradata

«Quando Stigma uscì, nel 1963, negli Stati Uniti era ancora in vigore la segregazione razziale, abolita l'anno seguente» - pag 1

«tutti facciamo esperienza della posizione di stigmatizzati e di quella di normali, alcuni di noi però con maggiore frequenza di altri sono collocati in una delle due posizioni» - pag 14

Donne che amano troppo[modifica | modifica sorgente]

sogno che sia. Perché l'idea di cambiare una persona infelice, intrattabile, o qualcosa di peggio, in un partner perfetto affascina tanto noi donne? Perché è un concetto così at traente e così duro a morire? La risposta potrebbe sembrare ovvia : nell'etica giudaico-cristiana è insito il concetto di aiutare quelli che sono meno fortunati di noi. Ci insegnano che è nostro dovere rispondere con compassione e generosità quando qualcuno ha dei problemi. Non giudicare, ma piuttosto aiutare, è per noi un obbligo morale. Due meccanismi in gioco Purtroppo questi motivi virtuosi non spiegano affatto il comportamento di milioni di donne che scelgono co me partner uomini crudeli, indifferenti, offensivi, emotivamente instabili, drogati o comunque incapaci di amo re e affetto. Le donne che amano troppo fanno queste scelte spinte da un bisogno irresistibile di controllare chi è più vicino a loro. Questo bisogno di controllare altre persone nasce da un'infanzia sottoposta a troppe emo zioni schiaccianti : paura, rabbia, tensioni insopportabili, sensi di colpa e vergogna, pietà per gli altri e per se stesse. Una bambina che cresce in un ambiente così terribile verrebbe distrutta se non sviluppasse delle difese. Spesso i suoi strumenti di autoprotezione comprendono un meccanismo di difesa molto potente, la negazione, e una motivazione inconscia altrettanto potente, il controllo. Tutti noi inconsciamente impieghiamo meccanismi di difesa di questo tipo, a volte per motivi piuttosto banali, altre volte pet negare eventi molto gravi. Altrimenti dovremmo affrontare fatti e comportamenti che pensiamo e sentiamo in contrasto con l'immagine idealizzata che abbiamo di noi stesse e di chi ci è vicino. La negazione Il meccanismo della negazione è particolarmente utile per ignorare verità che non vogliamo prendere in con

Sistemi di controllo. Analisi economiche per le decisioni aziendali - R. Anthony, D. Hawkins, D. Macrì[modifica | modifica sorgente]