Ragazza violentata sul treno: tra il problema delle molestie e quello del sensazionalismo mediatico

Da Tematiche di genere.
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Tra la diffusione di molestie/violenze e il sensazionalismo mediatico[modifica | modifica sorgente]

"Due violenze sessuali nell’arco di un quarto d’ora, una in treno l’altra in stazione[1]", si legge sulla stragrande maggioranza dei rotocalchi italiani il 4 Dicembre 2021, riferendosi ai fatti accaduti la sera prima in provincia di Varese, episodi che hanno giustamente suscitato un'ondata di indignazione anche sui social, in virtù della tremenda diffusione delle molestie nel Bel paese, tematica a cui la popolazione intera sembra essere molto sensibile. Tuttavia, è inevitabile notare il modo in cui i mass media strumentalizzino, spettacolarizzino la violenza (si vedano i danni causati da tale comportamento), cavalchino l'indignazione, pratichino del sensazionalismo in maniera ancor più eclatante su questi temi sensibili per ottenere maggior riscontro, e gli studi confermano che tutto questo ha un ritorno economico per gli editori e per i social[2]. La domanda è: tutto questo è positivo per la causa femminile?

Lo scontro, il fraintendimento, la frattura di opinioni suscitano emozioni forti che spesso fungono da motivazione a trascorrere ore e ore sui social, creando interazioni con likes e commenti, favorendo le profilazioni e soprattutto generando profitto per queste piattaforme. Anche questa non è un'opinione, ma quanto emerso da rapporti interni alla compagnia di Zuckerberg.

Un meme "divisivo"?[modifica | modifica sorgente]

"L'urgenza tipicamente femminile di mettere in atto un'autolimitazione delle proprie libertà quando viaggia da sola per abbassare le probabilità di essere stupr4t4 mentre aspetta che tutti i maschi etero cis vengano educati al rispetto delle donne e a non essere molesti e/o violenti verso di esse."

Tra i vari esempi a riguardo, c'è il meme in foto pubblicato sul social Instagram e le reazioni critiche che questo ha suscitato. Sono convinto che tanti, in particolar modo le donne, potrebbero ritenere tali commenti finalizzati a sminuire la gravità di un problema diffuso come quello delle molestie e della violenza sulle donne.

Questa interpretazione genera per ovvi motivi una profonda divisione. Molte ragazze infatti hanno vissuto in prima persona episodi di molestie o violenze più o meno gravi e molto spesso è difficile chiedere ad una vittima di ascoltare (si veda ascolto attivo) la nostra opinione su determinati temi o il motivo per cui ci siamo offesi leggendo un tale meme (che va contestualizzato al bombardamento mediatico che maschi e femmine tendono a vivere in maniera diversa).

La difficoltà di confronto che porta alla polarizzazione non è causata da una mancanza di empatia o di scarsa coscienziosità, è un discorso complesso. La psicologia chiama "errori di attribuzione" i tentativi di spiegarci le ragioni per cui l'interlocutore "non ci capisce" o urta le nostre emozioni. Esperimenti hanno infatti dimostrato che più un discorso è complesso più aumentano le possibilità che venga visto come astruso, lontano dalla realtà e addirittura "una presa in giro". Purtroppo il mondo è complesso.

Esempi di reazioni divisive e contrarie: considerazioni a riguardo[modifica | modifica sorgente]

Uno dei commenti al meme.
  • Come si può essere ancora al punto che le colpe dei singoli le debbano pagare tutti gli uomini? Sono le stesse persone che poi accusano Salvini di generalizzare sui migranti; praticamente, generalizzare sugli stranieri è razzismo, farlo sugli uomini è femminismo. Ma seriamente?
  • Educare i maschi, per queste fasciste, significa quindi che le mamme quando vedono i loro figli sviluppare le loro prime infatuazioni adolescenziali devono punirli per debellare la remota possibilità che possano diventare stupratori seriali?
  • La maggior parte delle petizioni sono partite proprio da Milano, una delle città ai primi posti in Italia per tasso di criminalità[3]; perché non si nota questo anziché accanirsi nei confronti del sesso maschile in generale?

C'è davvero un tentativo di "Sminuire la violenza sulle donne"[modifica | modifica sorgente]

Per quanto possa sembrare assurdo dubitare delle nostre interpretazioni, non è assolutamente detto che chi si esprime male intenda negare o sminuire le violenze di cui sono vittime le donne, anzi, non è nemmeno automatico dare per scontato che sia stato esclusivamente lui ad esprimersi male e non che gli altri siano passati troppo in fretta alle conclusioni; spesso chi commenta si sente accusato di aver sottolineato il concetto di "not all men" o tende a reagire dopo aver subito aggressioni e reazioni spropositate per aver criticato il sensazionalismo mediatico. Secondo la psicologia, la spiegazione di questi fraintendimenti può dipendere da vari elementi, il primo è che la spiegazione che ci diamo di fronte ad un evento che ci suscita emozioni negative è quella di attribuire al nostro interlocutore una personalità negativa (errore fondamentale di attribuzione), di etichettarlo come diverso da noi e di ricondurre le sue idee a stereotipo (in-group e out-group). Vedi anche la pagina Opinione di una sociologa sul maschilismo oggi.

Spesso la chiave sono le incomprensioni che si generano tra le due parti del discoro, quella che è stata vittima potrebbe percepire un tentativo di sminuire eventi traumatici, anche se de facto non è quello il punto, di conseguenza la discussione si fa più accesa, subentrano emozioni forti in gioco e il tentativo di dialogo degenera.

Commenti e reazioni costruttive[modifica | modifica sorgente]

Ma non sempre questo si verifica, fortunatamente: ho più volte letto riflessioni e commenti posti in maniera più opportuna, senza provocare e con empatia, che pur sottolineando che i mass media non abbiano mai aiutato la causa femminile, sono riusciti ad ottenere un maggior numero di riscontri e soprattutto un dialogo costruttivo. Di seguito un esempio di un commento di una ragazza sui social:

"È davvero brutto come i media hanno parlato di questa vicenda con i soliti toni divisori (uomo violento/donna vittima). Seppur è giusto riconoscere che le donne siano le maggiori vittime nelle violenze sessuali (ovviamente anche gli uomini lo possono essere), la vicenda della ragazza stuprata sul treno non riesco a non vederla se non in un'ottica di perpetrare un danno a una "preda". La ragazza, il genere non c'entra, era una preda: da sola e impegnata in un'altra attività. Purtroppo poi, culturalmente, le donne vengono viste spesso come esseri deboli, fragili e a cui scassare il cazzo facilmente perché considerate più tranquille e quindi ecco il tassello che chiude il tutto per quei due balordi.

Ma cosa sarebbe cambiato se, al posto di quella ragazza, ci fosse stato un uomo anziano o un altro uomo ritenuto da questi stronzi come preda?

Cosa cambia quando gli aggressori sono le baby gang di ragazzi e ragazze? La vittima è sempre una persona ritenuta fragile e in estremo svantaggio. (Antisessismo tempo fa pubblicò diverse fonti di come le aggressioni sessuali, fisiche ecc. Siano una prova della dominanza di una persona verso un'altra.)"

Si potrebbe replicare che bisogna sempre schierarsi dalla parte delle vittime, che essere pignoli a fare analisi distaccate con una persona che ha subito traumi e violenze sia cinico e da evitare, ma uno dei problemi fondamentali è che tante volte non ci si rende conto che anche molti dei nostri interlocutori sono vittime. Il patriarcato[4] ha creato immensi problemi anche ai maschi di cui tra l'altro si parla molto poco. L'intento dell'articolo è proprio quello di evidenziare come questa polarizzazione vada a discapito della causa femminile, e come la spettacolarizzazione operata dai mass media nel riportare le notizie sui social sia solo finalizzata ad ottenere maggiore visibilità. Un altro commentatore anticipa proprio questa tematica:

"Il problema di cui mi lamento non è generico, è estremamente specifico. Mi lamento di come i mass media sfruttino un episodio singolo di violenza gravissimo (stupro/femminicidio) in una popolazione vessata da diffusi episodi di violenza a danno dei più deboli (molestie tipo pacca sul sedere / alzare gonne / scoprire i genitali) che interessano più volte nel corso della loro vita una enorme percentuale di donne (italiane sembra in particolar modo) per generare un'ondata di sdegno e indignazione fortissima che sfocia in affermazioni talmente emotive e giustizialiste da generare una controreazione."

Un altro commento si lamenta invece di coloro che sostengono il concetto di educazione a riguardo: «Ma cosa vuol dire educare? Se si dice ad uno stupratore di non stuprare (che come fai a sapere in anticipo se qualcuno è lo è poi è un altro programma) gli viene un illuminazione e non stupra più?». E a proposito di ciò mi chiedo: gli stupratori sono persone con un problema culturale o educativo? Sono criminali? Vanno educati o gli va fatta psicoterapia? Non sarebbe ora che qualcuno al governo si occupasse seriamente di indagare a riguardo?

La mia opinione[modifica | modifica sorgente]

Discutere sui social cercando neutralità e dialogo mi ha portato a tanta frustrazione, ma mi ha permesso anche di capire che basta una minoranza rumorosa per causare una percezione distorta.

Queste problematiche di comunicazione non vanno assolutamente a negare o sminuire l'esistenza di problemi a danno delle donne, ma spesso rimangono invisibili offline ed appaiono quasi eccessive online: molte volte il problema non è legato né alla personalità né alla cultura del mio interlocutore o all'opinione in questione, quanto invece una risposta al modo in cui mi sono posto o al fatto di essere subentrato in una discussione già calda (esattamente ciò che ribadisce l'errore fondamentale di attribuzione). Le azioni giudicate come eccessive, per assurdo, sarebbero causate proprio dal tentativo di conciliare le due parti. A tal riguardo ho esposto qui una riflessione riguardo la polarizzazione .

La conseguenza sembra essere una sempre maggior polarizzazione.

Responsabilità di mass media e social network sulla polarizzazione del tema[modifica | modifica sorgente]

L'era della suscettibilità - Guia Soncini

Le molestie e il sessismo sono una ferita aperta nella nostra società e quasi ogni ragazza ne ha fatto esperienza almeno una volta nel corso della vita, anche gli abusi da parte di familiari e conoscenti, ma la stampa non parla mai di tutto questo, preferisce temi su cui sia possibile fare sensazionalismo parlando solo di femminicidi, stupri violenti, tutte notizie che possano provocare ondate di indignazione enorme ma della durata di pochi giorni.

Nel saggio L'era della suscettibilità, di Guia Soncini, sono ben documentate le conseguenze dello sfruttamento dell'indignazione, della frustrazione e della rabbia della popolazione, dinamica stabile usata già da vari anni dai media negli USA ma in rapida diffusione recentemente anche in Italia. É ormai riconosciuto da molti che i media e i social, tra cui principalmente Facebook, abbiano nel tempo incoraggiato l'hate speech e le polarizzazioni con finalità squisitamente a carattere profittuale, sfruttando il fenomeno del clickbait, senza mai effettivamente cercare di contribuire alla risoluzione e alla sensibilizzazione delle problematiche.

Al di là delle finalità, a lungo si è creduto che tutta questa risonanza mediatica potesse comunque andare a favore delle donne nella battaglia contro le violenze sessuali; ma si è visto che non è così, e ciò non è una novità: ne sono un esempio, gli effetti di imitazione causati dai mass media negli ambiti più disparati, dai suicidi agli avvelenamenti di cibo.

La continua esposizione a gogne mediatiche e richiesta esasperata di giustizia, che spesso sfocia verso il giustizialismo, alla lunga può risultare frustrante per moltissimi motivi, sia perché essi sono parimenti vittime di numerose altre ingiustizie di cui ancora l'opinione pubblica non ha preso coscienza, sia perchè ci sono molte imprecisioni in diverse narrazioni su temi sociali e la situazione sembra peggiorare verso polarizzazioni sempre maggiori[5], di seguito alcuni esempi:

Alcuni commenti dal web a riguardo[modifica | modifica sorgente]

"Siccome il tema è "caldo", a loro conviene gettare benzina sul fuoco, come facevano anni fa con gli immigrati, in cui si soffiava sul fuoco quando avvenivano furti in casa. I nostri giornalisti sono particolarmente bravi a esasperare i fatti di cronaca, fai attenzione a cosa succede nei giorni successivi ad un importante incidente stradale o aereo, magicamente gli incidenti simili si moltiplicano. Lo abbiamo visto anche con i vaccini, alcuni giornalacci online erano persino riusciti a pubblicare la notizia di una persona che era "morta dopo il vaccino".. investita da un autobus." "In ogni caso io continuo a chiedermi perché quando succedono episodi razzisti e omofobi si dà la colpa, giustamente, ai razzisti e agli omofobi (non ai generici bianchi o eterosessuali), mentre con i crimini a danno delle donne si parla sempre di generici maschi/uomini. Forse manca un termine per definire più precisamente questo genere di uomini? Che se lo inventino, visto che sono così bravi gli attivisti a inventarsi parole nuove per definire ogni cosa; ma ho il sospetto che non vogliano perché in fin dei conti dentro di loro covano il desidero di prendersela con gli uomini in generale, proprio sperando in una reazione di fastidio. Già di norma esiste un gap empatico a danno degli uomini, figurarsi quanto è facile incolparli tutti di qualcosa indiscriminatamente. E ciò che vedono i maschi sono ragazze che chiedono leggi mostruosamente severe e populiste perché hanno paura."

Conclusioni[modifica | modifica sorgente]

Identifico tra i principali problemi sui social:

  • scarso interesse dei più soprattutto verso temi impegnati → minoranze rumorose monopolizzano il dialogo → paura (o disinteresse) a esporsi per tante persone bilanciate
  • fraintendimenti e attribuzione delle cause dell'aggressività altrui alla personalità/idee dell'altro → conseguente chiusura al dialogo e frustrazione
  • motivazioni egoistiche, dal volersi sentire migliori, al diffondere norme comportamentali ideali per noi, allo sfogarsi arrivando a ferire gli altri interlocutori.

Non è sufficiente la riflessione, la conoscenza o un'analisi basata su elementi razionali/scientifici, è fondamentale l'ascolto e le modalità con cui si comunica, in quanto le emozioni sono centrali nell'essere umano e basta un fraintendimento per suscitare meccanismi di difesa nell'interlocutore. Queste incomprensioni spesso avviano fraintendimenti a cascata ed un climax ascendente di aggressività nella conversazione.

Riguardo le motivazioni, molte persone forse finiscono per adattarsi a questo clima di impossibilità al dialogo, fomentandosi e scadendo in provocazioni. In generale comunque tanti sono interessati ad un confronto competitivo più che al dialogo costruttivo in cui si scambiano opinioni: il contesto culturale emula i modelli televisivi imposti da trasmissioni (come l'Arena), e tanti cercano di rimarcare il proprio senso di superiorità morale, forse cercando validazioni esterne e appartenenza; del resto molti passano il tempo sui social come distrazione o sfogo, non sono realmente interessate al confronto o alla riflessione.

In aggiunta a ciò, in Italia c'è un immenso populismo da parte dei politici; quelli con valori a sostegno della società, che si ritengono progressisti, "di sinistra", a favore della giustizia sociale, a mio avviso non sono altro che un ingranaggio del sistema, così come la controparte: Jean-Pierre Faye, filosofo francese, espose a riguardo la «Teoria del ferro di cavallo» secondo cui, come i due punti finali dello zoccolo del cavallo, le posizioni d’estrema destra e d’estrema sinistra sono vicine tra loro più di quanto lo siano rispettivamente alla destra e alla sinistra.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. https://www.ilgiorno.it/varese/cronaca/violenza-treno-1.7112788
  2. https://www.italian.tech/2021/10/04/news/facebook_incoraggia_l_hate_speech_per_il_profitto_esce_allo_scoperto_l_ultima_whistleblower_che_accusa_il_social-320708940/
  3. https://lab24.ilsole24ore.com/indice-della-criminalita/
  4. Che tra l'altro non vuol dire "è colpa dei maschi".
  5. Se è indubbio che esistano molte problematiche che vedono le donne come vittime, al tempo stesso la nascita di attivisti per i diritti maschili (MRA), Antisessisti, documentari come The Red Pill (di una ex femminista, non c'entra nulla con i redpill), segnalano che le vessazioni colpiscono anche gli uomini.