Mass Media e rischio di imitazione

Da Tematiche di genere.
Jump to navigation Jump to search

Quanto segue è una versione sintetica, seguita da una citazione integrale del libro L'Animale Sociale di Aronson

Comunicazioni di massa, propaganda e persuasione[modifica | modifica sorgente]

Negli ultimi trent'anni, Ia grande diffusione dei mezzi di comunicazione di massa ha trasformato il mondo in un villaggio globale.

Un programma televisivo però, può anche avere effetti estremamente negativi, frenando il desiderio delle persone di agire in determinate situazioni.

Ne è un esempio la messa in onda del film "Consegne a domicilio" che raccontava la storia di una vittima di uno stupro, che decideva di denunciare il proprio aggressore e che per questo correva il rischio di vivere un'esperienza tanto drammatica quanto lo stupro stesso. Nelle settimane che seguirono la trasmissione del film, il numero di stupri denunciati alla polizia diminuì considerevolmente, forse perché le vittime, influenzate da ciò che avevano visto in tv, temevano che nessuno avrebbe loro creduto.

Tentativi di persuasione[modifica | modifica sorgente]

Viviamo nell'era delle comunicazioni di massa, un'era caratterizzata da tentativi di persuasione di massa. Ogni volta che accendiamo la radio o la televisione, che apriamo un libro o un giornale, troviamo qualcuno che cerca di educarci, di convincerci ad acquistare un determinato prodotto, di persuaderci a votare per un certo candidato o a condividere le sue idee. Questi tentativi sono ancora più espliciti nel caso della pubblicità. Ma non è necessario che i tentativi di persuasione siano così palesi: l'impatto di film e documentari va ben oltre i limiti del previsto. L'influenza agisce in modo molto sottile, seppur involontaria, come dimostra perfettamente l'esempio di Consegne a domicilio. Anche quando i comunicatori non stanno facendo un tentativo diretto di venderci qualcosa, riescono comunque a influenzare la nostra visione del mondo e le nostre reazioni di fronte a determinati eventi.

Consideriamo un programma apparentemente oggettivo, come il telegiornale. I produttori hanno il potere di esercitare un'influenza straordinaria sulle nostre opinioni semplicemente decidendo quali notizie dare e quanto spazio dedicare a ognuna di esse.

I direttori dei telegiornali decidono di quali avvenimenti parlare selezionano i filmati da mostrare al pubblico in base del grado di intrattenimento che offre il materiale. I telegiornali danno più enfasi ai comportamenti violenti delle persone perché I'azione è molto più interessante della visione di immagini di persone che si comportano modo pacifico e corretto.

La rappresentazione realtà che ci viene offerta non mostra in maniera equilibrata ciò che avviene veramente nel mondo. Questo può farci sentire infelici e perfino depressi per la durezza dei tempi e per la situazione in cui si trova il nostro Paese.

Naturalmente, ci sono anche fatti talmente importanti da richiedere un'ampia copertura da parte dei media. È molto importante tenersi informati e i mass media svolgono un ruolo fondamentale nel diffondere l'informazione, ma questo tipo di esposizione può anche avere delle conseguenze negative. Che sia intenzionale o meno, la trasmissione di l contagio mediatico

Tylenol e imitatori[modifica | modifica sorgente]

Il potere dei media è ben rappresentato da un fenomeno denominato "contagio emozionale". Nell'ottobre del 1982, a Chicago, sette persone morirono dopo aver preso delle compresse di Tylenol, un farmaco per il mal di testa, che erano state avvelenate con il cianuro. I media dedicarono ampio spazio alla tragedia, si trattava di un fatto tragico, ma allo stesso tempo insolito e, per questo motivo, era un caso perfetto per favorire I'emulazione. Infatti, le conseguenze dell'eccessiva pubblicità dei media furono immediate, i diverse città del Paese vennero denunciati casi di avvelenamento. Questi "avvelenamenti in serie" provocarono forti reazioni da parte della popolazione: i falsi allarmi superarono di ben sette volte il numero dei casi reali di contaminazione.

Alcuni anni dopo, quattro adolescenti strinsero un patto suicida e si tolsero la vita; poco più tardi altri due ragazzi vennero trovati morti in circostanze simili. È probabile che lo spazio che i media dedicarono a questi fatti abbia spinto altri giovani all’emulazione. Una settimana dalla notizia, il numero dei suicidi aumentava in modo talmente sorprendente da non poter essere spiegato in termini di semplice coincidenza, inoltre, quanto maggiore era lo spazio che i telegiornali dedicavano alla notizia, tanto maggiore era l'aumento. La pubblicizzazione della notizia di un suicidio incoraggia altre persone a prendere la decisione di togliersi la vita. Si tratta di una forma di influenza involontaria, perché lo scopo dei media non è certo quello di incoraggiare violenza o di farci credere che la maggior parte delle persone siano crudeli.

Non bisogna però sottovalutare carattere invasivo dei mezzi di comunicazione elettronici, a volte il ruolo dei media nel riportare un fatto fa più notizia del fatto in sé. Pensate, per esempio, al dirottamento dell'aereo della compagnia statunitense TWA, nel corso del quale 40 passeggeri americani vennero tenuti in ostaggio due settimane dai terroristi sciiti. Le televisioni offrirono un servizio di informazione 24 su 24 fornendo dettagli su qualsiasi situazione. Ad un certo punto, si arrivò perfino a dire che i media stavano contribuendo a posticipare la fine della disavventura dato che, il loro comportamento, non facevano altro che offrire pubblicità alla causa degli sciiti. Le reti televisive reagirono trasmettendo una serie di dibattiti tra esperti che discutevano del ruolo dei media in situazioni simili.

Versione Integrale[modifica | modifica sorgente]

Tratto da L'Animale Sociale di Aronson - link consultabile

Il contagio mediatico[modifica | modifica sorgente]

Episodio 1[modifica | modifica sorgente]

Il potere dei media è ben rappresentato da un fenomeno denominato contagio emozionale. Nell'ottobre del 1982, a Chicago, sette persone morirono dopo aver preso delle compresse di Tylenol, un farmaco per il mal di testa, che erano state avvelenate con il cianuro. I media dedicarono ampio spazio alla tragedia, tanto che, nei giorni seguenti, non si poteva accendere la televisione, ascoltare la radio o aprire un giornale senza sentire o leggere qualche notizia che riguardasse gli avvelenamenti. Si trattava di un fatto tragico, ma allo stesso tempo insolito e, per questo motivo, era un caso perfetto per favorire l'emulazione. E infatti, le conseguenze dell'eccessiva pubblicità dei media furono immediate: in diverse città del Paese vennero denunciati casi di avvelenamento di collutori, colliri, spray nasali, bibite e addirittura hot dog. Nonostante ciò, tv e giornali continuarono a dedicare ampio spazio ai casi di avvelenamento, etichettati con il nome di “avvelenamenti in serie”, provocando forti reazioni da parte della popolazione: molte persone furono assalite dal panico e cominciarono a richiedere interventi medici per ustioni e avvelenamenti quando in realtà si trattava di comuni mal di gola e mal di stomaco. I falsi allarmi superarono di ben sette volte il numero dei casi reali di contaminazione e poiché tali fatti si verificarono poco prima di Halloween, in diverse città venne vietata l'usanza del “dolcetto o scherzetto” perché si temeva che qualcuno, per desiderio di emulazione, potesse avvelenare le caramelle che avrebbe dato ai bambini. I primi casi di avvelenamento denunciati a Chicago furono quasi sicuramente opera di un'unica persona, ma i casi successivi furono la diretta conseguenza dell'eccessiva diffusione della notizia da parte dei media. Tuttavia, in molti erano convinti che l'ondata di avvelenamenti fosse una vera e propria «epidemia senza cura», stando alle parole di un telegiornale, che fosse segno di una società “malata” e di un Paese che stava "impazzendo”; molti giornali, alla fine, si ritrovarono in una situazione a dir poco paradossale: prima garantirono un'ampia copertura alla notizia degli avvelenamenti e poi dedicarono altrettanto spazio ai commenti di esperti che discutevano le conseguenze disastrose dell'eccessiva pubblicità da parte dei media.

Episodio 2[modifica | modifica sorgente]

Alcuni anni dopo, quattro adolescenti del New Jersey strinsero un patto suicida e si tolsero la vita; poco più tardi altri due ragazzi del Midwest vennero trovati morti in circostanze simili. I mezzi di comunicazione attirarono sicuramente l'attenzione del pubblico sul turbamento e sul dolore causati dal suicidio dei giovani, ma è possibile che lo spazio che i media dedicarono a questi fatti abbia spinto altri giovani all'emulazione? Secondo il sociologo David Phillips, è possibile. Phillips e colleghi studiarono l'indice di suicidi fra gli adolescenti nel periodo che seguiva la trasmissione della notizia di un suicidio al telegiornale. Nel corso della loro ricerca osservarono l'andamento del numero di suicidi confrontando la situazione prima e dopo la trasmissione del servizio; dai risultati emerse che, a una settimana dalla notizia, il numero dei suicidi aumentava in modo talmente sorprendente da non poter essere spiegato in termini di semplice coincidenza. Ma non è tutto: quanto maggiore era lo spazio che i telegiornali dedicavano alla notizia, tanto maggiore era l'aumento. Inoltre, tali incrementi si potevano riscontrare anche quando gli studiosi prendevano in considerazione altri fattori. La spiegazione più plausibile di tale fenomeno è che la pubblicizzazione dei suicidi da parte dei media sia, in realtà, causa scatenante di atti simili compiuti per emulazione.

Episodio 3[modifica | modifica sorgente]

L'emulazione dei suicidi, tuttavia, non è un fenomeno che si riscontra solo tra gli adolescenti. In un altro studio, Phillips decise di prendere in considerazione gli incidenti stradali mortali. Alcune persone, infatti, per risparmiare ai familiari il dolore della notizia di un suicidio, decidono di togliersi la vita inscenando un incidente stradale, in modo che sembri che siano stati vittima di una disgrazia. Tali incidenti, nei rapporti di polizia, vengono classificati come incidenti mortali in cui è coinvolto un solo veicolo e il solo conducente. Phillips aveva ipotizzato che, dopo la notizia di un suicidio, la percentuale di incidenti di questo tipo sarebbe dovuta aumentare considerevolmente e che le vittime avrebbero dovuto presentare somiglianze con la vittima del suicidio di cui era stata data la notizia. Infatti, dopo aver analizzato i verbali relativi agli incidenti avvenuti prima e dopo una notizia di suicidio, scoprì che non si era verificato alcun incremento per quanto riguarda gli incidenti in cui era coinvolto più di un veicolo o più di una persona e che le vittime di questi incidenti non avevano mai caratteristiche in comune con il suicida; scoprì invece che si era verificato un notevole aumento di incidenti in cui era coinvolto un unico veicolo con il solo conducente a bordo e che, in questo caso, le vittime avevano più o meno a stessa età del suicida. Phillips riuscì di nuovo a dimostrare che la pubblicizzazione della notizia di un suicidio incoraggia altre persone a prendere la decisione di togliersi la vita. [Per approfondire vedi Effetto Werther] Il caso dell'avvelenamento del Tylenol e l'emulazione dei suicidi sono fatti molto gravi di cui, all'epoca, era importante parlare. Infatti, non sto insinuando che non se ne dovesse dare notizia o che furono eventi creati dai media, sto soltanto cercando di porre l'accento sul fatto che i mezzi di comunicazione, decidendo che tipo di enfasi dare a una notizia, non si limitano solo a renderla pubblica, ma possono anche essere la causa scatenante di avvenimenti successivi. Come dicevo prima, si tratta di una forma di influenza involontaria perché lo scopo dei media non è certo quello di incoraggiare la violenza o di farci credere che la maggior parte delle persone sono crudeli. Allo stesso tempo, però, non bisogna sottovalutare il carattere invasivo dei mezzi di comunicazione elettronici: a volte, infatti, il ruolo dei media nel riportare un fatto fa più notizia del fatto in sé.

Episodio 4[modifica | modifica sorgente]

Pensate, per esempio, al dirottamento dell'aereo della compagnia statunitense TWA avvenuto a Beirut nel 1985, nel corso del quale 40 passeggeri americani vennero tenuti in ostaggio per due settimane dai terroristi sciiti. Le televisioni offrirono un servizio di informazione 24 su 24 fornendo dettagli su qualsiasi aspetto della situazione, anche il più banale: vennero trasmesse le conferenze stampa tenute da terroristi e dagli ostaggi, le immagini dei familiari in pena, le richieste e le contro-richieste, si videro pistole, si sentirono dichiarazioni che suscitarono indignazione e vennero addirittura resi noti i menù dei pranzi. Insomma, le troupe televisive ripresero tutto, tranne gli ostaggi che andavano in bagno! A un certo punto, si arrivò perfino a dire che i media stavano contribuendo a posticipare la fine della disavventura dato che, con il loro comportamento, non facevano altro che offrire pubblicità gratuita alla causa degli sciiti. Come reagirono le reti televisive? Trasmisero una serie di dibattiti tra esperti che discutevano del ruolo dei media in situazioni simili. Il mezzo di comunicazione divenne il messaggio.

Questa serie di fatti, apparentemente infinita, mi fece tornare alla mente una marca di sale molto comune quando ero bambino: sulla confezione c'era l'immagine di una ragazzina che teneva in mano una confezione di sale su cui c'era l'immagine di una ragazzina che teneva in mano una confezione di sale su cui c'era l'immagine di una ragazzina... Con l'avvento dei notiziari trasmessi 24 su 24 dalla televisione via cavo, questa interminabile catena è diventata una routine.