Gli ideatori del Duluth Model ammettono di aver sbagliato

Da Tematiche di genere.
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Post originale di ProgettoParità sulla violenza domestica, a sua volta ispirato a questa slide The Tin Men

Cos'è il Duluth Model[modifica | modifica sorgente]

Il Duluth Model è un modello utilizzato per conoscere le dinamiche della violenza di genere, in estrema sintesi:

  • l'uomo viene associato alla parte forte e potente, che controlla
  • la donna viene associata alla parte debole che viene controllata e subisce

Prime incongruenze[modifica | modifica sorgente]

Questo modello potrebbe avere la sua prova SE le violenze

  • uomo → donna

fossero molto più frequenti in percentuale, di quelle:

  • donna → uomo
  • uomo → uomo
  • donna → donna.

Tuttavia intuiamo da alcune ricerche che le violenze domestiche uomo → donna NON sono più frequenti di quelle nelle coppie omosessuali o lesbiche, anzi, sembrerebbero addirittura leggermente inferiori (servirebbero più studi a riguardo prima di affermarlo con certezza). Di conseguenza questo Duluth Model viene facilmente smontato (date un'occhiata a questo vecchio post di ProgettoParità in caso non l'aveste visto!)


La stessa ideatrice riferisce di aver sbagliato[modifica | modifica sorgente]

La stessa fondatrice di questo modello, Ellen Pence, dichiarò nel 1999 che questo modello è stato frutto di una serie di bias di Conferma, che l'hanno portata a credere molto più facilmente a ciò che già credeva (ovvero il classico patriarcato come primo e principale motivo delle violenze domestiche)

Determinando che il bisogno o il desiderio di potere fosse la forza motivante dietro i maltrattamenti, abbiamo creato un quadro concettuale che, in effetti, non si adattava all'esperienza vissuta di molti degli uomini e delle donne con cui stavamo lavorando. Lo staff DAIP [...] è rimasto imperterrito dalla differenza tra la nostra teoria e le esperienze reali di coloro con cui stavamo lavorando [...] Sono stati i casi stessi a creare la fessura in ciascuna delle nostre armature teoriche. Parlando per me, ho scoperto che molti degli uomini che ho intervistato non sembravano esprimere un desiderio di potere sul proprio partner. Anche se ho colto incessantemente ogni occasione per far notare agli uomini nei gruppi che erano così motivati ​​e semplicemente negatori, il fatto che pochi uomini abbiano mai articolato un tale desiderio è passato inosservato a me e a molti dei miei colleghi. Alla fine, ci siamo resi conto che stavamo trovando ciò che avevamo già predeterminato di trovare.[1]

Motivazioni variegate[modifica | modifica sorgente]

La realtà si dimostra spesso più complessa di quella che sembra. Sarebbe necessario prendere in considerazione tantissime variabili, tra cui banalmente litigi pregressi e situazione della coppia, il modo in cui si è stati educati, fattori culturali interiorizzati, situazione economica, situazione psicologica, stabilità emotiva, eventuali propensioni o disturbi individuali, problemi relazionali, fattori sociali, gelosia, eventuali propensioni ereditate, condizione sociale, solitudine, e si, decisamente ANCHE fattori dovuti a ruoli di genere, senza dubbio influiscono. Ridurre tutto a "Uomini violenti per colpa del patriarcato che gli dice di far così" capite che è riduttivo?

In realtà oggi abbiamo tantissimi studi che confermano tutti che la violenza domestica NON sia legata al genere.

Vedi anche[modifica | modifica sorgente]

  • Femminicidi (riassunto dei vari articoli, studi e ricerche)
  • La "ibristofilia" detta anche "Groupie Dei Criminali" è definita come l'attrazione verso individui violenti che hanno compiuto crimini, omicidi o stupri, comune soprattutto tra le donne, in particolare quelle con bassa autostima o che hanno avuto una figura paterna assente o violenta. In Danimarca, proprio allo scopo di cercare di frenare questo fenomeno, è stato addirittura deciso di vietare agli ergastolani di entrare in contatto con nuove persone, una nuova legge prevede che i condannati potranno continuare ad avere scambi di lettere e a incontrare solamente uomini e donne che hanno conosciuto o prima di finire in galera o al massimo durante i primi dieci anni di prigionia. Il provvedimento vieta anche di scrivere post riguardanti la propria storia sui social media o discuterne in dei podcast, cose permesse fino a questo momento. Si sta inoltre considerando l'idea di far ricevere, nonchè visitare queste persone, solo da persone che abbiano lo stesso sesso dei carcerati, in modo tale da limitare il fenomeno ulteriormente.[2]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. Pence, Ellen (1999). "Some Thoughts on Philosophy". In Shepherd, Melanie; Pence, Ellen (eds.). Coordinating Community Responses to Domestic Violence: Lessons from Duluth and Beyond. Thousand Oaks, CA.: Sage. pp. 29–30.
  2. Fonte: https://www.facebook.com/groups/2848980768519687/posts/4930092140408529/