Donne CEO, sono solo il 2,5% del totale

Da Tematiche di genere.
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L'articolo del corriere[modifica | modifica sorgente]

Link: https://www.instagram.com/p/CY_KwyFsq-r/

"Le ceo donna in Italia sono solo il 3%, Sono diminuite rispetto allo scorso anno, quando erano il 4%. Si tratta del dato più basso tra i Paesi dell'Unione europea"

(✏️ Rita Querzè) Ewob — l’associazione European women on boards di cui fa parte per l’Italia Valore D — ha presentato anche quest’anno il Gender diversity index, un indice che misura la capacità delle aziende di offrire davvero pari opportunità a uomini e donne. Analizzate 668 società quotate di 19 Paesi europei, di cui 33 italiane. L’indice va da 0 a 1. Uno quando l’equità è massima, zero quando è minima. Nella tabella qui sopra ecco come si sono piazzate le società italiane prese in considerazione. Sul podio Unicredit, Reply e Fineco bank a pari merito con A2A.

Per chi vuole vedere la situazione con uno sguardo d’insieme, si possono individuare una buona notizia e una cattiva. Quella buona è che, per presenza di donne nei board, l’Italia nell’insieme resta nella parte alta della classifica e si posiziona al sesto posto. Anche se purtroppo non migliora rispetto all’anno scorso. Norvegia, Francia e Regno Unito sono i Paesi più vicini alla parità di genere con un GDI di circa 0,7, seguiti da Finlandia e Svezia. La Grecia si posiziona al livello più basso, seguita da Polonia e Svizzera. In Italia è come se la legge sulle quote avesse già mostrato tutti i suoi positivi effetti, oltre non si va. La notizia cattiva è che le donne amministratrici delegate, il ruolo che più rappresenta l’esercizio del potere dentro all’impresa, in Italia sono solo il 3%. Sono diminuite rispetto all’anno scorso (quando erano al 4%) e comunque per quanto riguarda questo importante indicatore ci posizioniamo in fondo alla classifica dei Paesi Ue. 👉 Leggi l'articolo completo sul sito del @corriere 📰

I commenti dei lettori evidenziano la spaccatura causata dall'articolo[modifica | modifica sorgente]

  • Nessuno glielo sta impedendo
  • Aspetto l’articolo con le percentuali di chi lavora in miniera. Grazie.
  • E non credo la percentuale cambi…..codardi
    • dualmente, non penso che la percentuale dei manovali donna possa cambiare sinceramente
    • per me la puoi aprire un'azienda nessuno te lo vieta
  • chissà perché?! siamo in Italia
    • ma apriti un'azienda e stai muta😂 Nessuno te lo vieta, ormai preferite aprirvi onlyfans e non credo che lo facciate per la voglia di lavorare...
  • E allora? In percentuale, le donne che svolgono la mansione di muratore quante sono? Non è una battaglia di genere, state prendendo una percentuale estremamente bassa di persone di successo per rappresentare un’intera società. Smettetela di strumentalizzare questi dati.
  • E il 98% dei senzatetto sono uomini ma non mi sembra sia un problema
  • ed i senza tetto sono il 98 % uomini, ma non vedo un post a riguardo

Riflessione interessante[modifica | modifica sorgente]

Dato un po' falsato. Bisognerebbe controllare le statistiche della posizione in aziende consolidate. Se parliamo di srl piccole o medie (la maggior parte delle aziende), l'amministratore di solito coincide col titolare. Quindi il dato deriva anche dal fatto che ci siano meno donne imprenditrici.

Poi è comunque indicativo di un fenomeno, ma è una cosa un po' diversa rispetto a "non ci fanno fare carriera".

Gender tax per ridurre il divario di genere nel lavoro? Intervista ad Elsa Fornero

Ormai sono convinto che tutto ciò che gravita intorno alla mentalità woke sia solo il mezzo con cui l'upper class vuole anestetizzare il ceto medio basso.

Ti faccio un esempio. La Fornero[1] la conosci sicuramente e come sai non ha una grande fama. Ora immagina che questa vuole ridurre le tasse alle donne (link all'articolo). Pure alla mia, anche se guadagna più di me e le robe in casa le faccio io 😆. Potrebbe dire riduciamo le tasse ai poveri e quindi in media alle donne (se sono così convinte del gender wage gap), invece no dice, siccome le donne fanno lavori meno pagati o sono casalinghe, abbassatele anche a me. Così la donna media si trova 35€ in più al mese, mentre lei decine di migliaia di euro l'anno come minimo[2]. Tutta retorica che serve a non parlare dei poveri.

Io: non ci avevo pensato, è un genio del male. Comunque c'è un episodio dei promessi sposi che trovo geniale. Manzoni descrive Renzo che porta due capponi all'azzeccagarbugli in dono e le due bestie, che sarebbero state bollite, sono tutte intente a beccarsi tra loro.

Lui: Uguale. Comunque vedi, negli USA è super evidente: Trump aizza i poveracci contro le minoranze. La sinistra aizza le minoranze contro una categoria che è a sua volta minoritaria (il famoso maschio bianco Cis etero). Alla fine della fiera se li inculano tutti lo stesso.

Si spacciano per iper-progressisti, poi ci rimangono di merda quando gli dici che da noi Sanders sarebbe centro moderato al massimo e di solito ti tirano fuori la schiavitù, che è finita nel 1868. Se però gli ricordi che abbiamo avuto nazisti e fascisti in casa ti dicono che non conta, è passato tanto tempo.

Io: a me amareggia tanto vedere il fallimento del sistema scolastico

Lui: È anche voluto. Abbiamo sempre protestato contro i tagli all'istruzione, ed erano fatti da tutti i governi, destra o sinistra che fosse. Un mio prof. del liceo (filosofia) aveva già anticipato la morte della sinistra come politica a difesa dei poveri e dei deboli. Non gli ho creduto. Sai, c'era Berlusconi da battere. La più grande scusa della sinistra dal 92 😆

Io: comunque porcaccia miseria confrontarsi su questi temi è illuminante

Lui: Si perché si capisce come il problema del sessismo sia solo una scusa o razzismo, dipende. Tanto chi è che si è inventato l'accordo con la Libia? Mica Salvini. È stato Minniti, di sinistra pure lui. E io sono di sinistra, sia chiaro. Non è che faccio il reazionario

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. Elsa Fornero, professoressa di Economia all'Università degli Studi di Torino ed ex Ministra del Lavoro e delle Politiche sociali.
  2. L'utente in altre parole suppone che ci siano interessi molto personali dietro la narrativa proposta dalla politica.